Buon compleanno a noi!

compleanno_Instagram.jpgTutto è iniziato con un sogno. Poi un giorno mia sorella Enrica è venuta da me e mi ha detto: “Ok, realizziamo la tua idea. Apriamo una scuola di italiano per stranieri a Cagliari”. E dal sogno siamo passate alla realtà.

All’inizio non è stato facile, anzi, è stato proprio complicato. Erano in pochi a capire cosa volevamo fare e Cagliari non era ancora la città che tutti conosciamo ora. Persino trovare un alloggio per i nostri studenti era difficile.

E poi quella domanda… “perché dovrebbero venire a Cagliari a studiare italiano?”. Me l’avranno chiesto un milione di volte. La risposta l’ho trovata ascoltando le prime persone che abbiamo convinto a venire: perché questa città è come una seconda casa, la gente è disponibile, l’atmosfera è familiare e poi non si finisce mai di trovare posti da visitare, angoli da scoprire. Per non parlare della natura: mare, parchi, giardini. E infine, la gente parla italiano, non un dialetto. Insomma, descrivono la città perfetta per una vacanza studio. Forse eravamo sulla strada giusta.

E così, un passo alla volta, abbiamo costruito la nostra rete di collaboratori, dei folli che come noi hanno creduto che questa città non fosse solo il punto di sbarco per chi si dirigeva verso le spiagge (che comunque sono tra le più belle al mondo).

Ora la squadra è composta da insegnanti, guide turistiche, proprietari di case e altri professionisti che insieme a me creano l’ambiente perfetto per la vacanza studio. Ci conosciamo tutti, condividiamo la stessa esperienza e lo stesso obiettivo, quello di far sentire tutti in famiglia e non persi in mezzo all’informe marea di turisti. Curiamo i dettagli, facciamo in modo che ognuno trovi quello cerca e che vada via con la voglia di tornare. E farlo ci piace da morire.

Dal 2003 sono cambiate tante cose, a scuola sono passate tante persone e l’esperienza ci ha aiutato a migliorare e, un passo alla volta, abbiamo dato vita a quella che era solo un’idea. Ora L’Accademia è una realtà che cresce ogni anno di più.

Non mi resta che ringraziare tutti coloro che lavorano con me, che credono nel progetto e che lo sostengono. Gli insegnanti che fanno più di quello che dovrebbero pur di rendere tutti felici; gli studenti che ci scelgono; le guide turistiche che fanno innamorare tutti della nostra città; chi ospita gli studenti e li fa sentire come a casa; gli amici e i parenti sempre pronti a dare una mano.

Grazie a tutti.

Maura

 

 

 

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Congiuntivo: croce e delizia

Con le lezioni a L’Accademia ormai a pieno ritmo, tornano i mille dubbi e le ansie dei nostri studenti rispetto all’uso del congiuntivo.

Per calmare almeno un po’ le ansie, dico spesso ai nostri studenti: “Non abbiate paura del congiuntivo! Vedetelo come una possibilità di arricchire il vostro italiano, ma se non vi sentite sicuri, usate le costruzioni alternative che non lo prevedono.” In fondo, anche noi italiani ogni tanto ci inciampiamo (e quando capita a chi, come me, l’italiano addirittura pretende di insegnarlo agli altri, l’imbarazzo è stratosferico).

A volte l’errore, però, non sta tanto nell’uso quanto proprio nell’abuso. Paolo Di Stefano, sul Corriere della Sera, lo scorso 7 maggio ha scritto un articolo dal titolo La congiuntivite, un’epidemia verbale in cui cita degli esempi di “eccesso di congiuntivo”, un uso cioè sbagliato in frasi che per regola richiedono un (semplice?) indicativo. Come non pensare a tutte quelle volte che mi è venuto di dire “Sono certa che sia così” perché, in fondo, se è pur vero che io ne sono certa, la mia è sempre una certezza soggettiva…

Consolatevi, dunque, cari studenti di italiano: il congiuntivo è complicato ma molto affascinante. Imparare a usarlo bene vi darà grandissime soddisfazioni, ve lo garantisco.

 

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Chi nasce tondo non può morire quadrato

Il poco ottimistico proverbio che dà il titolo a questo articolo ci dice che non si può modificare la propria natura, che se abbiamo una certa personalità non possiamo – né possono farcela – cambiare.

Mi sono sempre piaciuti i termini geometrici e matematici (molto più della geometria e della matematica in sé che, a causa del difficile rapporto con i numeri che ho fin da piccola, non sono mai riuscita mio malgrado ad apprezzare). Il linguaggio comune ha adottato molte parole prese in prestito da queste discipline e le usiamo senza quasi far caso alla loro origine. Il proverbio nel titolo ne è un esempio.

Restando al quadrato, come aggettivo ha di solito un significato positivo, robusto, solido o equilibrato: se una persona viene definita “quadrata” è perché è affidabile e assennata. L’eccezione (perché in italiano un’eccezione vien sempre fuori) è il riferimento alla reale forma del corpo, dato che un fisico basso e tarchiato a volte è detto, appunto, quadrato.

Per difendere qualcuno – in senso letterale o figurato – possiamo “fare quadrato intorno a lui (o lei)”, modo di dire chiaramente derivato dalla terminologia militare, mentre per esagerare l’entità di qualcosa possiamo usare le potenze: “al quadrato”, “al cubo” e “all’ennesima potenza” sono espressioni che anche chi ha dimenticato le nozioni scolastiche di matematica usa senza problemi. Dopo tutto, “scemo al cubo” è sempre stato il mio insulto preferito per mio fratello (detto con tanto affetto, sia chiaro!).

E se la “quadratura del cerchio” è il tentativo di trovare una soluzione irrealizzabile, il triangolo cantato da Renato Zero è la rappresentazione del ménage à trois (considerando valida la definizione di David Riondino: “La coppia è un insieme di tre persone di cui una momentaneamente assente”): equilibri impossibili da raggiungere o da mantenere, insomma.

A proposito di angoli: usiamo “acuto” e “ottuso” (che indicano un angolo rispettivamente minore e maggiore di 90°) per definire l’intelligenza delle persone. È acuta una persona perspicace, arguta, vivace; è ottuso invece chi è stupido, poco intelligente, lento a capire. E dato che nel mezzo c’è l’angolo “retto”, è retta una persona onesta e leale (connotazione più morale che intellettuale).

Restando alla morale, Eugène Ionesco ha scritto: “Prendi un cerchio perfetto, se lo accarezzi avrai un circolo vizioso”. Infatti il cerchio (o tondo o circolo che dir si voglia) può avere anche lui una connotazione morale. Di circoli viziosi e virtuosi è pieno il mondo, non siete d’accordo?

E per finire, un’ultima nota lessicale sui numeri: sapevate che “pari” e “dispari” sono fra le pochissime parole italiane invariabili che finiscono per -i? Sì, usati come aggettivi e sostantivi (e anche come avverbi, ma quelli come sapete sono invariabili per definizione) non cambiano per genere né per numero. Un pensiero di meno per gli studenti di italiano alle prese con le concordanze.

E voi, care lettrici e cari lettori, nelle vostre lingue native avete espressioni, modi di dire e proverbi che abbiano a che fare con la matematica o la geometria? Scrivetecelo nei commenti (con la traduzione italiana, per favore) e condivideteli con noi. In fondo, gli esami (soprattutto di matematica) non finiscono mai!

 

PS: esistono moltissimi proverbi con i numeri. Ne elenco qualcuno qui sotto, ma sentitevi liberi di commentare aggiungendone degli altri.

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Perché una lezione sulle parolacce

Word Art 1_2“Non si dice” oppure “Guai a te se lo dici un’altra volta!”. Queste sono le tipiche frasi che ci siamo sentiti dire sin da bambini e che ora diciamo ai nostri figli quando dicono una parolaccia. Eh sì, fin da piccoli ci insegnano che le parolacce non si dicono. Certo, non è bello sentire adulti e bambini usare un linguaggio volgare, ma quando si insegna l’italiano un’eccezione bisogna farla.

È inutile negarlo, le parolacce sono parte integrante della cultura di un paese, come la cucina e le tradizioni. E noi a L’Accademia cerchiamo sempre di aiutare i nostri studenti a imparare l’italiano vero, quello che usiamo quotidianamente, perché pensiamo sia importante che sappiano comunicare aldilà della correttezza grammaticale. Ma oltre che parlare è importante capire, parolacce incluse. Perché per tutti è utile sapere quando non è il caso di sorridere o ringraziare chi ci insulta, giusto?

Le parolacce sono parte della lingua e quindi si sentono ovunque: per strada, in tv e non solo. È importante che i nostri studenti le conoscano perché questo significa entrare ancora meglio nella cultura del nostro paese.

Quindi ci scuserete se ogni tanto ci concediamo qualche parola non proprio elegante. In questo articolo non le citeremo, non vogliamo rischiare di offendere nessuno, ma in classe, dopo esserci assicurati che tutti siano d’accordo, ne spieghiamo usi e funzioni.

Bestemmie ecc.

Le parolacce sono di diverso tipo: le bestemmie per esempio, sono considerate particolarmente volgari in italiano, un po’ meno in altre lingue. Non conosco il motivo di questa differenza perché, se è vero che l’influenza della Chiesa in Italia è forte, lo è, benché in modi diversi, anche in altri paesi. Si tratta di espressioni ingiuriose o imprecazioni contro Dio e i santi e tutte le cose sacre; dirle è sempre indice di una grande… arrabbiatura. Possiamo sentire nominare tutti, Dio e tutta la sua famiglia, i santi e gli apostoli. Nessuno è escluso, agli italiani non manca certo la fantasia.

Insulti e imprecazioni

Ci sono poi le parolacce che si riferiscono a parti del corpo che, a seconda di quanto sono comuni – e di quanto si è pudichi, creano imbarazzo in chi le sente. Spesso ci si riferisce alle parti del corpo con eufemismi per attenuare l’effetto volgare, e così, curiosamente, l’uccello può assumere un significato particolare in contesti in cui non si parla esattamente di volatili (avete capito a cosa mi riferisco, vero?)

Sono tanti gli studi su questo argomento, non solo sull’uso ma anche sui suoni: si è notato per esempio che le occlusive e i suoni duri abbondino e che spesso sono parole brevi che meglio rappresentano un momento impulsivo e di rabbia. Sarà un caso che, in italiano, proprio quei suoni siano presenti nelle parole popolari che indicano, per esempio, gli organi genitali? Immagino di no.

La funzione sociale

Le parolacce hanno anche una funzione sociale. Eh sì, sembra che abbiano il loro perché. Il turpiloquio è utile da un punto di vista psicologico perché aiuta a liberare l’energia che, se trattenuta, potrebbe diventare frustrazione o aggressività fisica. Le parolacce sono quindi liberatorie e catartiche. Sfido chiunque a non urlare qualche imprecazione se sbatte il piede su uno spigolo o se si rovescia addosso una tazzina di caffè bollente.

Direi non serve altro per spigare che insegnare le parolacce è non solo interessante ma utile. E vi assicuro che, superato il primo momento di imbarazzo, la lezione si rivela sempre molto divertente.

 

PS: una volta insegnate, stiamo sempre molto attenti a consigliare un uso appropriato e moderato delle parolacce per evitare incomprensioni o imbarazzanti incidenti “diplomatici”.

 

Aggiornamento: Antonio Zoppetti ci ha gentilmente segnalato un suo testo sulle parolacce usate da Dante: chi è curioso di saperne di più, lo trova qui.

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Giorno della Memoria 2018

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.

Oggi più che mai le parole di Primo Levi sono fondamentali per farci riflettere su ciò che via via si sta allontanando dai ricordi dei vivi ma che non può essere dimenticato, altrimenti rischiamo di commettere gli stessi errori.

Per non dimenticare.

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Ti sai destreggiare fra eventi sinistri?

Destra e sinistra sono parole così normali che raramente ci fermiamo a pensare all’uso che se ne fa.

Certo, principalmente ci servono per indicare una direzione o un lato del nostro corpo, ma moltissime sono le parole italiane derivate da questi termini che non solo non indicano direzioni o posizioni, ma trasmettono un senso decisamente positivo (di solito destra) e negativo (di solito sinistra). E non stiamo parlando di politica!

L’Italia è un paese in cui, fino a pochi decenni fa, si correggevano i mancini perché, si pensava, la sinistra è “la mano del diavolo”. Schiere di bambini mancini costretti a scrivere – male – con la mano destra (ai meno fortunati il braccio sinistro veniva legato dietro la schiena, che orrore!). Capite bene, quindi, che tutto ciò che è sinistro non può che avere un senso negativo (il male è sempre pronto a colpirvi con un tiro mancino, appunto).

Ed ecco allora che l’aggettivo “sinistro” significa sfavorevole e infausto, ma anche lugubre e minaccioso, mentre come nome è riservato agli incidenti (ne sanno qualcosa le assicurazioni auto), alle sciagure e alle disgrazie in genere. A quanto pare, gli auspici che provenivano da sinistra – ma chi l’aveva deciso, poi? – erano nefasti, di qui la cattiva fama del lato “del cuore”. La cui posizione, sembrerebbe, pur nel suo status di organo egemone, non ha mai scalfito il predominio della destra.

A destra, invece, è tutto un fiorire di belle parole (o quasi): la destrezza è l’abilità a fare bene e presto (e infatti il “furto con destrezza” finisce spesso nei film); si offre il destro per dare un’occasione di fare o dire qualcosa; il cavallo di razza è un destriero, si addestrano persone e animali (il che non è sempre positivo, a pensarci bene) a fare qualcosa e ci si destreggia, cioè si procede con destrezza, evitando gli ostacoli. E non manca, naturalmente, un aggettivo negativo che indichi chi non se la cava benissimo: maldestro. Non è un caso, quindi, che i mancini corretti siano spesso molto maldestri.

Pur non essendo mancina, ho sempre avuto simpatia per la sinistra, tanto da invidiare i mancini. Mi è sempre piaciuta la posizione strana che assumono quando scrivono, o l’effetto un po’ bizzarro dei gesti più normali fatti “con l’altra mano”. Ad esempio il gesto per i “du’ spaghi” (usato per proporre di mangiare degli spaghetti), che mi fa sempre molta tenerezza.

A proposito, indovinate un po’ da cosa deriva la parola “mancino”? Viene dal latino, da mancus, che significa monco, debole, storpio. Insomma, per la sinistra, mai una gioia!

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Ciao 2017!

I corsi sono finiti ormai da alcune settimane; dopo qualche giorno di meritato riposo, tiriamo le somme di questa stagione e cominciamo a lavorare per organizzare la prossima.

A L’Accademia sono arrivati studenti da tutto il mondo, ognuno con le proprie aspettative e la curiosità di scoprire se avevano fatto bene a scegliere una meta così diversa dal solito.

Cagliari infatti non è considerata una tra le mete privilegiate dagli amanti dell’Italia e dell’italiano e non a caso la maggior parte dei nostri studenti la sceglie dopo aver già visto le città più famose o perché è alla ricerca di una città non troppo piena di turisti. E scopre una città dove farsi coccolare da tutti.

Abbiamo già scritto che scegliere una città piccola e non troppo affollata è sempre meglio se si vuole fare una vacanza studio (puoi leggere il nostro articolo qui). E Cagliari, da questo punto di vista, è perfetta.

È perfetta per chi cerca un posto intimo, in cui in pochi giorni ci si sente a casa. E anche questo è un di cui abbiamo già parlato qui.

Insomma, anche il 2017 è stato un anno ricco di sorprese e soddisfazioni. È stato bello incontrare volti nuovi; bello rivedere chi ci ha scelti per la seconda o terza volta e salutarli con la promessa di tornare ancora.

Non è stato sempre facile, ognuno di loro è arrivato con le proprie aspettative e i propri desideri e noi abbiamo cercato di guidarli alla scoperta di un’isola che poteva soddisfare (e lo ha fatto) ogni loro esigenza, che fosse di mare o di cultura, di relax o di divertimento.

Qualcuno è riuscito a farci scoprire qualcosa di nuovo, altri ci hanno fatto riscoprire angoli dimenticati: tutti ci hanno fatto sentire ancora l’emozione di insegnare la nostra lingua e far conoscere la nostra città.

Salutiamo il 2017 con un grazie a tutti quelli che ci hanno scelti. Il mio ringraziamento personale va a tutti coloro che hanno collaborato con noi. GRAZIE!

Felice 2018 a tutti.

Vi aspetto a Cagliari.

Maura

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La “nostra” premio Nobel, 91 anni dopo

Oggi il doodle della pagina italiana di Google è dedicato a Grazia Deledda, scrittrice sarda, prima donna italiana a vincere un premio Nobel (in oltre 90 anni se n’è aggiunta solo un’altra, Rita Levi Montalcini). Continua a leggere

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Tradizioni antiche o importazioni recenti?

Il nostro blog è nato con l’obiettivo di farvi conoscere Cagliari e L’Accademia e di raccontarvi qualche curiosità sulla nostra cultura.

In molti paesi del mondo oggi è il giorno di Halloween. Anche se il nome straniero è un’importazione recente, non lo è di certo l’usanza di ricordare i morti in questi giorni dell’anno. Continua a leggere

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La settimana della Lingua italiana nel mondo

Il logo ufficiale della SLIM

Siamo nel pieno della Settimana della Lingua italiana nel mondo 2017. Continua a leggere

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