La “nostra” premio Nobel, 91 anni dopo

Oggi il doodle della pagina italiana di Google è dedicato a Grazia Deledda, scrittrice sarda, prima donna italiana a vincere un premio Nobel (in oltre 90 anni se n’è aggiunta solo un’altra, Rita Levi Montalcini).

Novantuno anni fa, infatti, Grazia Deledda vinse il premio Nobel per la letteratura, “per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano” (dalla motivazione ufficiale per il conferimento del Nobel).

Quella sua “appartata isola natale” adesso non è più così remota: voli low-cost, cataloghi per agenzie di viaggio e promozione turistica ne hanno fatto una delle principali mete del turismo europeo. Eppure, rileggendo a distanza di quasi un secolo le parole che Grazia Deledda usa per raccontarla, noi che la Sardegna la amiamo e la viviamo, non fatichiamo a riconoscerla.

Permettetemi un ricordo personale. Il mio primo incontro con Grazia Deledda fu in quinta elementare. La mia maestra, per due ore ogni settimana, ci lesse l’intero romanzo Elias Portolu. Non ricordo molto di quelle ore, se non molta noia – quale bambina di 10 anni sta ferma ad ascoltare un adulto che legge, peraltro in modo piatto e monotono, una storia piena di parole incomprensibili? – e alcune immagini. Una di queste, il Zio Berte, il padre di Elias, che si unge d’olio i lunghi capelli neri per riuscire a districarli pettinarli e si fa le trecce per tenerli in ordine. Non so perché quell’immagine mi colpì tanto, ma ogni tanto mi torna alla mente, specie quando vedo uomini che indossano l’abito tradizionale sardo (come quello in questa foto).

Ho riletto Elias Portolu e le altre opere di Grazia Deledda più avanti; alcuni, come Canne al vento anche più di una volta. Ogni volta resto affascinata dalle descrizioni della vita rurale, dalle frasi in italiano da cui traspare vivamente il sardo che le ha originate, dagli echi quasi fiabeschi delle trame.

Leggere i romanzi e i racconti di Grazia Deledda è un modo per conoscere la Sardegna. Gli studenti di italiano forse troveranno un po’ difficile la sua lingua (in fondo, è vecchia di quasi un secolo), ma con un buon dizionario anche chi non padroneggia benissimo la lingua può godersi il piacere della lettura.

 

Altre letture sul tema

  • Oggi anche Il Post dedica alla nostra amata scrittrice un articolo che ne ricorda la vita e le opere
  • Un breve saggio sulle opere e sul pensiero di Grazia Deledda su “Cultura al Femminile”
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Tradizioni antiche o importazioni recenti?

Il nostro blog è nato con l’obiettivo di farvi conoscere Cagliari e L’Accademia e di raccontarvi qualche curiosità sulla nostra cultura.

In molti paesi del mondo oggi è il giorno di Halloween. Anche se il nome straniero è un’importazione recente, non lo è di certo l’usanza di ricordare i morti in questi giorni dell’anno.

In molte zone della Sardegna, la sera prima del giorno di Ognissanti (il 1 novembre) i bambini sardi giravano per le strade vestiti di stracci, come a simboleggiare le anime dei piccoli defunti; bussavano di porta in porta domandano, secondo una formula che differisce di località in località, una piccola offerta per le anime costrette fra il paradiso e l’inferno. Is animeddas e su mortu mortu non sono altro che la nostra versione di quello che i libri e i film americani ci avrebbero poi fatto conoscere come “trick or treat”.

Insomma, quella di Halloween non è solo una tradizione celtica che dagli Stati Uniti, dove ha subito un processo commercializzazione e globalizzazione, torna in Europa. Qui in Sardegna è qualcosa di ancora molto vicino ai racconti dei nostri anziani, qualcosa che non ha un sapore esotico ma quello di casa nostra: il sapore dei dolci di sapa e dell’uva raccolta da poco.

L’inverno è alle porte e dopo questa notte di mistero saremo pronti a affrontarlo, in attesa della nuova rinascita a primavera.

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La settimana della Lingua italiana nel mondo

Il logo ufficiale della SLIM

Siamo nel pieno della Settimana della Lingua italiana nel mondo 2017. Continua a leggere

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L’italiano nelle altre lingue (musica e spettacolo)

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Se è vero, com’è vero, che l’italiano ha conquistato il mondo con le sue parole melodiose e con i suoi prodotti buoni e belli, la presenza di parole italiane (vere o solo italianeggianti, ne parliamo in uno dei nostri podcast) nelle altre lingue è frequente non solo nei campi della cucina e della moda ma anche – e da molto tempo – nella musica. Continua a leggere

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Perché settembre

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Ormai è noto, se scegliete L’Accademia per noi è importante fare in modo che vada tutto bene. Così ogni tanto vi diamo dei consigli per rendere perfetta la vostra vacanza studio. Continua a leggere

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Cosimo: 250 anni fra le fronde

Come sanno i nostri lettori affezionati, a L’Accademia amiamo molto Italo Calvino.

Come poteva sfuggirci, dunque, il 250° anniversario del gesto simbolico più importante della sua narrativa?

Il 15 giugno 1767 Cosimo Piovasco di Rondò sale sugli alberi per non dover mangiare le lumache e non ne scende mai più. Un gesto ribelle, degno dell’eroe più nobile, in cui molti italiani della nostra generazione e di quelle successive si sono identificati.

L’idea di scappare via per una vita avventurosa fra le fronde è sembrata a molti di noi, bambini, una meravigliosa alternativa al piatto pieno di cibi sgraditi che i nostri genitori ci mettevano davanti.

Una volta cresciuti abbiamo scoperto che quei cibi non erano poi così male, ma non abbiamo perso la nostra fascinazione per Cosimo, un bambino – poi uomo – che tiene fede alla propria decisione anche a costo di una vita scomoda.

Il barone rampante (pubblicato giusto 60 anni fa, un altro anniversario tondo tondo!) è uno dei nostri romanzi preferiti di sempre. E ogni volta che lo rileggiamo, ci racconta la sua storia da un punto di vista nuovo che possiamo scoprire solo crescendo.

E voi avete degli eroi (o delle eroine) dell’infanzia che ancora oggi, da grandi, vorreste somigliare?

 

PS: Per approfondire l’argomento, un interessante articolo su Artribune.

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L’italiano sotto assedio (o forse no)

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Gli angli(ci)smi, o inglesismi che dir si vogliano, stanno uccidendo l’italiano?

Ci sono decine, centinaia, forse migliaia fra libri, articoli, post, ecc., sull’argomento. Spaziano dalla denuncia dell’imminente fine della lingua italiana al plauso per l’arricchimento della nostra lingua con l’apporto di nuove parole. E in mezzo, tutte le sfumature del grigio che riuscite a vedere. Continua a leggere

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Formarsi per formare. A luglio “L’italiano settoriale tra storia e letteratura, politica e diritto”

Da tempo oramai ci dedichiamo alla formazione destinata ai docenti di italiano come LS e L2, e abbiamo proposto laboratori di una giornata che affrontavano argomenti importanti, come l’uso del movimento e delle canzoni, dei video e delle pubblicità. Ogni incontro è stato un momento di crescita, umana e professionale, e dal confronto con i colleghi sono nate idee nuove che ogni insegnante ha poi utilizzato nelle proprie lezioni, rinnovandosi un po’. Continua a leggere

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Un libro per chi ama l’italiano

Di solito non lo facciamo, ma oggi, in occasione della Giornata Mondiale del Libro, vorremmo consigliarvi un libro. Continua a leggere

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Ma che ci fa la capra sotto la panca?

Inauguro finalmente la sezione “Se l’arcivescovo di Costantinopoli” di questo blog, parlando di scioglilingua. È anche il tema del Podcast #3 (che mi sono davvero divertita a registrare!). Insomma, è l’argomento del momento (del mio momento, scusate se sono un po’ autoreferenziale). Continua a leggere

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