Perché settembre

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Ormai è noto, se scegliete L’Accademia per noi è importante fare in modo che vada tutto bene. Così ogni tanto vi diamo dei consigli per rendere perfetta la vostra vacanza studio.

Uno dei suggerimenti che mi sento di darvi è quello di scegliere bene il mese in cui venire. Ora siamo in agosto, Ferragosto è appena passato (se non sapete di cosa si tratta leggete qui) e l’estate è al culmine: in Sardegna si raggiunge il numero massimo di turisti, soprattutto italiani che provengono da altre regioni.

In questo periodo Cagliari è piena di eventi che rendono molto piacevole il soggiorno in città: degustazioni di vino e birra, spettacoli tradizionali e tanta gente per le strade a godersi il fresco dopo giornate calde e lunghe. Ok, c’è sicuramente più movimento ora che durante il resto dell’anno, ma vale la pena venire in questo periodo?

I miei mesi preferiti sono sempre stati giugno e luglio, quando hai davanti a te ancora lunghi mesi di vacanza. La sensazione è ancora quella dell’ultimo giorno scuola, quando sembra che tre mesi interi di vacanza significano “per sempre”. Si cominciava ad andare al mare, si incontravano gli amici, si pianificavano i viaggi… poi arrivava agosto e tutto si fermava: gli uffici, i negozi, i bar chiudevano per ferie e fare una passeggiata a Cagliari significava visitare il deserto.

Ora non è più così e la città è più viva, ci sono eventi e festival di continuo (a proposito, tra un po’ comincia Marina Cafè Noir!). Ma per me la sensazione di inizio estate è ancora la più bella, anche se poi non parto più (resto a Cagliari a accogliere voi!) e anche se i negozi e i bar sono aperti e non si trova parcheggio neanche a Ferragosto!

A parte le mie preferenze e i miei ricordi personali, settembre è sicuramente il mese più bello. Le giornate rifrescano ma si può ancora fare qualche bagno, le spiagge sono semideserte, la vendemmia è iniziata, tutti cominciano a riorganizzarsi e a ricominciare a vivere le loro giornate secondo i ritmi invernali: per i bambini riprende la scuola e lo sport e per gli adulti ricominciano i via vai quotidiani tra impegni di lavoro e dei figli.

Forse questo è il momento migliore per venire a Cagliari e vederla come la vediamo noi, bella e accogliente per tutti.

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Cosimo: 250 anni fra le fronde

Come sanno i nostri lettori affezionati, a L’Accademia amiamo molto Italo Calvino.

Come poteva sfuggirci, dunque, il 250° anniversario del gesto simbolico più importante della sua narrativa?

Il 15 giugno 1767 Cosimo Piovasco di Rondò sale sugli alberi per non dover mangiare le lumache e non ne scende mai più. Un gesto ribelle, degno dell’eroe più nobile, in cui molti italiani della nostra generazione e di quelle successive si sono identificati.

L’idea di scappare via per una vita avventurosa fra le fronde è sembrata a molti di noi, bambini, una meravigliosa alternativa al piatto pieno di cibi sgraditi che i nostri genitori ci mettevano davanti.

Una volta cresciuti abbiamo scoperto che quei cibi non erano poi così male, ma non abbiamo perso la nostra fascinazione per Cosimo, un bambino – poi uomo – che tiene fede alla propria decisione anche a costo di una vita scomoda.

Il barone rampante (pubblicato giusto 60 anni fa, un altro anniversario tondo tondo!) è uno dei nostri romanzi preferiti di sempre. E ogni volta che lo rileggiamo, ci racconta la sua storia da un punto di vista nuovo che possiamo scoprire solo crescendo.

E voi avete degli eroi (o delle eroine) dell’infanzia che ancora oggi, da grandi, vorreste somigliare?

 

PS: Per approfondire l’argomento, un interessante articolo su Artribune.

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L’italiano sotto assedio (o forse no)

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Gli angli(ci)smi, o inglesismi che dir si vogliano, stanno uccidendo l’italiano?

Ci sono decine, centinaia, forse migliaia fra libri, articoli, post, ecc., sull’argomento. Spaziano dalla denuncia dell’imminente fine della lingua italiana al plauso per l’arricchimento della nostra lingua con l’apporto di nuove parole. E in mezzo, tutte le sfumature del grigio che riuscite a vedere.

Qualche tempo fa ho lavorato per un’azienda in cui è molto diffuso il cosiddetto “itanglese”, un misto fra italiano e inglese che a me fa l’effetto delle unghie che graffiano la lavagna… avete presente? Parole come skillato, schedulare o matchare farebbero venire l’orticaria anche a un sordo!

Noi de L’Accademia amiamo l’italiano, ma – dal momento che tutti abbiamo studiato anche altre lingue – non ci spaventano le “infiltrazioni”. Dopo tutto sono davvero il segno che la lingua è viva e si evolve. Però ci piace anche non appiattirci sulle mode che illudono con la scusa della rapidità e l’immediatezza di certe parole inglese rispetto a quelle italiane.

Bisogna dire che ci sono casi in cui l’inglese è quasi una scelta obbligata: limitandoci ai prestiti recenti, selfie, chat, streaming avrebbero delle traduzioni italiane, ma sono talmente entrati nell’uso comune al punto che le versioni italiane suonano strane o ironiche. Ci sono casi di proposte puriste che fanno addirittura sorridere: credo che nessuno verrebbe preso sul serio se usasse stendibirilli per bowling o nevepàttino per snowboard (mentre macchina mangiasoldi per slot machine rende assai meglio l’idea e magari potrebbe tenere qualcuno lontano da forme più o meno gravi di ludopatia…).

È anche vero che ci sono casi in cui l’inglese in una parola esprime un concetto che in italiano ha bisogno di due o tre parole, un esempio fra tutti è email: anche se non mi dispiace “posta elettronica”, non posso non ammettere che il corrispondente inglese è decisamente più “economico” (ma la proposta e-pìstola è stupenda e vorrei tanto che prendesse piede!).

A mio parere, l’aspetto più grave del problema non è l’uso di parole inglesi ma quello del cosiddetto “inglese farlocco”, che la mia terminologa-guru Licia Corbolante stigmatizza nel suo preziosissimo blog. E quando a usare l’inglese farlocco è la pubblica amministrazione (e addirittura il Ministero dell’Istruzione), capite bene che c’è poco da stare allegri!

E voi, cari lettori non italiani, come vi rapportate all’imperare dell’inglese nella cultura occidentale? La vostra lingua si difende, o almeno ci prova, come il francese, o si arrende (o peggio) come l’italiano? E se la vostra lingua nativa è l’inglese, come reagite all’appropriazione e alle distorsioni che ne facciamo noi non anglofoni? Reagite come me quando leggo e sento le parole italianeggianti?

 

 

Fonti (in ordine crescente di difficoltà):

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Formarsi per formare. A luglio “L’italiano settoriale tra storia e letteratura, politica e diritto”

Da tempo oramai ci dedichiamo alla formazione destinata ai docenti di italiano come LS e L2, e abbiamo proposto laboratori di una giornata che affrontavano argomenti importanti, come l’uso del movimento e delle canzoni, dei video e delle pubblicità. Ogni incontro è stato un momento di crescita, umana e professionale, e dal confronto con i colleghi sono nate idee nuove che ogni insegnante ha poi utilizzato nelle proprie lezioni, rinnovandosi un po’.

Questa volta abbiamo deciso di affrontare qualcosa di più impegnativo, la realizzazione di un percorso di italiano specialistico, che si sviluppi intorno a diverse tematiche. Il titolo della formazione prevista per fine luglio è, infatti, “L’italiano settoriale tra storia e letteratura, politica e diritto”.

Ci occuperemo di come creare un corso per studenti che hanno già una buona conoscenza della lingua, un livello avanzato tra il B2 e il C2, quelli che ci mettono davanti alle sfide più impegnative poiché – con diverse motivazioni – desiderano conoscere l’Italia anche in aspetti più specifici e approfonditi.

Per questo corso abbiamo chiesto la collaborazione di Maria Cristina Coccoluto, giurista e giornalista, professore di italiano LS all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, alle Istituzioni europee e al Collège d’Europe di Bruges. La sua ultima esperienza all’AIIC di Vienna è stata un successo, ha entusiasmato interpreti arrivati da tutta l’Europa per seguire il suo seminario di italiano giuridico.

Sì, perché la cosa più bella di Maria Cristina è proprio l’entusiasmo con cui affronta ogni sfida e ogni idea nuova. Oramai ci conosciamo da due anni, da quando anche a L’Accademia proponiamo corsi di italiano per interpreti (e i suoi consigli sono stati preziosi per mettere su iniziative ben mirate a questo genere di pubblico).

Quando l’ho chiamata e le ho proposto di venire a Cagliari, non ha esitato un attimo e ha risposto: “Sì!”. (Anche se, a essere onesta, penso che la possibilità di un bel bagno nel mare di Sardegna abbia giocato un ruolo fondamentale nella sua decisione… ma è solo una mia idea…!).

Si è messa subito al lavoro e ha preparato un programma al quale è difficile dire di no. È proprio lei a illustrarcelo:

I colleghi che prenderanno parte alla formazione saranno guidati all’ideazione di un corso – tarato su quelli che normalmente tengono nei loro ambiti didattici – in cui, da un testo di partenza da loro scelto, giungeranno alla trattazione di tematiche specialistiche di loro conoscenza tra le più varie, unite però in un insieme fluido e armonico.

Da parte mia – prosegue la Prof -presenterò un corso di livello C2.1 che sto realizzando all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, le cui tematiche, storia e letteratura, politica e diritto, si intrecciano naturalmente tra loro, mescolando il passato con il presente, la lingua e la cultura italiane in continuo raffronto con quelle degli allievi.

Ma attenzione! Si tratta di tematiche di mia competenza, che mi aspetto che vengano eventualmente sostituite da quelle specifiche dei partecipanti i quali, una volta rientrati nella propria scuola, possano utilizzare il materiale e le idee elaborate nelle loro aule.

Chiaro, no?!? Se avete ancora qualche dubbio, leggete cosa dicono di lei.

Per quanto ci riguarda, siamo felici di questo progetto.

Chi ha già fatto un’infinità di lezioni sui più famosi cantati pop, sui monumenti più importanti, sugli spaghetti e sulla pizza, aumentando di livello chiede qualcosa di più. Chiede di capire un Paese come il nostro, così complicato e affascinante allo stesso tempo, sempre sotto i riflettori del mondo.

Noi docenti siamo lieti di ampliare, arricchire le nostre competenze perché, se entriamo in classe soddisfatti di quello che stiamo per presentare, lo trasmettiamo anche agli studenti. E questa è la vera sfida.

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Un libro per chi ama l’italiano

Di solito non lo facciamo, ma oggi, in occasione della Giornata Mondiale del Libro, vorremmo consigliarvi un libro. Continua a leggere

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Ma che ci fa la capra sotto la panca?

Inauguro finalmente la sezione “Se l’arcivescovo di Costantinopoli” di questo blog, parlando di scioglilingua. È anche il tema del Podcast #3 (che mi sono davvero divertita a registrare!). Insomma, è l’argomento del momento (del mio momento, scusate se sono un po’ autoreferenziale). Continua a leggere

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Cose che… solo in Sardegna!

I nostri studenti scelgono Cagliari perché vogliono fare una vera e propria immersione nella lingua e nella cultura italiana. Scelgono Cagliari perché possono alternare lo studio dell’italiano alla tintarella sulla spiaggia a due passi da scuola. Scelgono Cagliari per non perdersi tra i turisti ma per stare con le persone del posto. Continua a leggere

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Primo Levi (1919-1987)

Trent’anni fa moriva, suicida, Primo Levi.  Vogliamo ricordarlo con l’incipit di uno dei suoi libri più importanti, “Se questo è un uomo“.

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

In tempi così incerti, ricordare quello che è successo in passato può aiutarci a evitare altri orrori.

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L’italiano nel mondo (non solo pizza e mafia)

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Che l’italiano sia presente in molte lingue si sa. In rete molti siti elencano le parole italiane più usate in certe nazioni o città (spesso compilati da italiani che, andandoci a vivere, si sono sorpresi nel trovare un pezzetto di casa anche là). Continua a leggere

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Giorno della poesia

Oggi è il Giorno della Poesia e noi, che amiamo l’italiano in prosa e in versi, vi proponiamo una breve lirica di Giorgio Caproni per celebrarlo al meglio.

Vento di Prima Estate

A quest’ora il sangue
del giorno infiamma ancora
la gota del prato,
e se si sono spente;
le risse e le sassaiole
chiassose, nel vento è vivo
un fiato di bocche accaldate
di bimbi, dopo sfrenate
rincorse.

La primavera è arrivata ormai e noi già ci proiettiamo verso l’estate…

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