Parla come mangi!

Parla come mangi

Magari ci si riuscisse!

Si può ancora chiedere di parlare in modo semplice usando il cibo come metafora? A giudicare dai programmi televisivi – e dalla lingua che usano chef, cuochi e cucinieri, professionisti o amatoriali che siano – parrebbe di no. Anche perché sempre più spesso non si parla di cibo ma di food, quasi che nutrirsi fosse qualcosa da nascondere dietro una parola straniera.

In tempi di sashimi, finger food o addirittura di gastronomia molecolare, come bisognerebbe parlare?

Di cucina si parla sempre di più: è dunque inevitabile che il gergo tecnico si diffonda anche fra neofiti, patiti e fanatici. La parola più rappresentativa del “nuovo corso” è impiattare. Ormai come metti gli alimenti sul piatto conta più del sapore che avranno. Personalmente amo le foto del cibo (il cosiddetto food porn, scusate l’inglese, ma non c’è una vera e propria traduzione italiana). Mi piacciono anche – o soprattutto – le immagini di piatti che probabilmente non assaggerei nemmeno sotto minaccia di tortura. Ma questo ci porta lontano ed esula dagli scopi di questo post (posto che ne abbia). [Mi piacciono anche le allitterazioni e le assonanze, ma anche questo esula eccetera eccetera.]

Mi capita di restare inebetita davanti ai programmi di cucina: guardo chef, o aspiranti tali, spadellare e spignattare, soffriggere e brasare, sbollentare e scottare, gratinare e trifolare, macerare e marinare, lardellare e farcire, glassare e deglassare, disossare e sfilettare, salmistrare e mantecare, o regolare di sale… E l’incanto è anche linguistico, si capisce.

Per esempio, sono affascinata dal fatto che chi cucina deve avere un forte senso del possesso: “disossiamo il nostro pollo”, “immergiamo le nostre zucchine nella pastella”, “ora bisogna saltare i nostri spaghetti in padella”… così parlano i cuochi degni di questo nome. A sentirli mi viene sempre il sospetto che la loro paura principale sia quella di cucinare alimenti altrui oppure che qualcuno possa rubare loro le cotolette o le coste di sedano. Roba da interpellare schiere di psicologi. Sì, avete indovinato: anche questo esula eccetera.

Ma visto che parliamo di tic linguistici, che dire del fatto che i cuochi non si limitano a cucinare ma “vanno a cucinare”? In particolare, l’uso della prima persona plurale del verbo andare è praticamente la norma: sentiremo frasi come “andiamo a impanare le nostre scaloppine”o “i gamberi che andremo a friggere”. A volte scappa una prima persona singolare – “vado a imburrare la teglia” – ma per poterselo permettere servono almeno 2 stelle Michelin. In ogni caso, a quando pare, fermi non si può mai stare. Nemmeno davanti ai fornelli.

 

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Alcune parole che amo
(perché mi piace il suono, il significato, l’etimologia o tutte le cose insieme)

  • sobbollire: è un verbo bellissimo, dà proprio l’idea del borbottìo delle bolle che salgono in superficie
  • confettare: non tanto per i confetti in sé, quanto per il senso boccacciano di “mangiare confetti o dolciumi” (ma anche per le olive confettate che mi ricordano tanto mia nonna e non c’entrano niente coi dolci)
  • carpione: curioso che dal nome di un pesce derivi la parola usata per indicare il modo per cucinarlo
  • biscotto: il nome significa “cotto due volte” ma ormai solo poche ricette prevedono una doppia cottura (ad esempio i cantuccini, fra i miei dolci preferiti)
  • passìno: così come colìno, diminutivi che fanno quasi tenerezza
  • salamoia: mi è sempre piaciuta, suona proprio bene… e adoro le olive in salamoia (vedi sopra, alla voce “confettare”)
  • bagnomaria: nome che ho sempre considerato buffo, ma è il metodo per sciogliere il cioccolato, quindi non può che avere tutto il mio rispetto.

 

Fonti e approfondimenti
(un po’ e un po’)

Sul verbo “impiattare”: una risposta sul portale Treccani e un’altra sul sito dell’Accademia della Crusca, ma anche un podcast da “La lingua batte”, trasmissione di Rai Radio3

Un utile glossario culinario, con parole bellissime

Le parole del cibo più abusate (e fra queste c’è proprio food)

E per chi, oltre alle parole, vuole i fatti, ecco le regole di Dissapore per impiattare il cibo

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Informazioni su Stefania

pigra ma energica (indole felina)
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3 risposte a Parla come mangi!

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