Sardegna mon amour

carta-de-logu

Quest’anno a L’Accademia abbiamo organizzato un nuovo corso, Italiano per interpreti e, come ogni novità, anche questa ha portato con sé tante cose belle anche per noi dello staff. E devo dire che ci piace tanto quando usciamo dalla nostra routine!

Il corso prevede alcune conferenze che hanno un duplice scopo: da una parte quello di esporre gli interpreti alla lingua in una situazione “normale”, insomma non pensata per studenti di italiano; dall’altra quello di fornire informazioni storiche e culturali sulla Sardegna, sui suoi movimenti indipendentisti, collocandoli nel panorama internazionale. Partecipare agli incontri è stata per noi l’occasione di riscoprire la nostra terra, la nostra Sardegna: in particolare grazie agli interventi di Valerio Medda e Fiorenzo Caterini, preparati e appassionati.

Valerio e Fiorenzo ci hanno raccontato di un popolo che, pur subendo invasioni e attacchi continui, ha dimostrato una costante capacità di resistere sin dai tempi dei Nuragici, un popolo che probabilmente è andato oltre quello che i libri dicono e che, forse, non aveva poi così paura del mare come ci raccontano.

Conoscete i nuraghi? Sono enormi costruzioni megalitiche che non si sa ancora bene come siano state costruite, né a cosa servissero; si sa però che si trovano solo e soltanto in Sardegna. Un esempio (anche se datato) di cosa siamo in grado di fare.

Una delle cose più affascinanti della nostra storia è il senso di appartenenza a una comunità che protegge ma non schiaccia, una sorta di comunismo (con tutti i limiti dell’esempio) come nessuno è mai riuscito a realizzare altrove. Ho riscoperto un popolo coraggioso, determinato a proteggere la sua anima più intima tra i monti barbaricini, là dove nessun altro poteva entrare.

Qualcuno dice che noi sardi siamo ancora così, ancora barricati dietro barriere naturali a difenderci non si sa bene da cosa. Ma se si superano quegli ostacoli, si trova una persona che dà l’anima. Non so se sia del tutto vero, né se sia una bella cosa, ma forse non è importante.

Dai nuragici a Eleonora D’Arborea e Grazia Deledda (che rappresentano un po’ la forza delle donne sarde), fino ai grandi pensatori del ‘900 come Gramsci, padre del comunismo italiano, la storia della Sardegna è la storia di chi cerca di mantenere la propria identità senza isolarsi da un contesto più ampio che riconosce e rispetta (se rispettato a sua volta), un contesto nazionale e internazionale con il quale confrontarsi. Ascoltare qualcuno parlare della Sardegna mi ha fatto sentire parte di una comunità. Ma non mi sono sentita “altro” dal resto del mio paese che è, e rimane, l’Italia.

Però nessuno mi ha detto se la Sardegna è veramente Atlantide. Il mistero continua…

 

La foto in alto è un dettaglio della  Carta De Logu (ovvero il Codice delle leggi dello stato) del Giudicato di Arborea, promulgata da Mariano IV, padre di Eleonora, nel XIV secolo.

 

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L'Accademia - Scuola di Italiano (Cagliari)
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