Carnevale, finalmente!

Domani è martedì grasso. Significa che il carnevale sta ormai per finire, ma ancora non vi ho raccontato niente di come lo festeggiamo in Sardegna.

Anche per noi è un momento di allegria in cui si fa strada la voglia di spezzare il duro ritmo delle giornate invernali e augurarsi una buona annata. Sono giorni in cui ci si prepara all’arrivo della primavera, quando la natura rinasce. Balli, mascherate, banchetti e bevute caratterizzano anche il carnevale sardo, ma le tradizioni che ancora permangono e raccontano una storia lontana nel tempo che è miracolosamente arrivata fino a noi.

Come per ogni aspetto culturale e tradizionale, il carnevale non ha un’unica espressione, ma cambia da zona a zona, talvolta persino da paese a paese. Dalle maschere zoomorfe del centro dell’isola ai personaggi de su carnevali casteddaiu, le varianti sono tante.

I mammuthones

mamuthoneIl carnevale forse più famoso è quello di Mammoiada che comincia il 17 gennaio con la prima uscita dei mammuthones. Con i pesanti campanacci e la loro tradizionale danza ritmica, danno inizio al carnevale. Le antiche maschere dell’entroterra sardo, coperte di pelli e campanacci e dal volto annerito con il sughero bruciato, mimano la passione e la morte di Dionisio, dio della vegetazione ma anche dell’estasi e della liberazione dei sensi: dalla sua morte e dal lutto che ne segue si arriva alla rinascita e a una nuova vita. La sua morte viene generalmente rappresentata da quella di una vittima sostitutiva, solitamente un animale, il cui sacrificio un tempo garantiva la rinascita della natura e la fine dell’incertezza dell’inverno. Simbolicamente, con la morte del dio, muore per un breve periodo anche la fertilità della terra.

Non è raro che gli elementi femminili e maschili si mischino nelle varie maschere, così i mamuthones di Mammoiada portano intorno al capo un fazzoletto femminile e il volto del cavaliere della Sartiglia porta sul viso una maschera che non è né donna né uomo.

Sa Sartiglia

Un carnevale un po’ diverso, più allegro e senza gli aspetti tragici di quelli visti fin’ora, è proprio quello di Oristano: la Sartiglia appunto. Il nome stesso deriva dal castigliano “Sortija”(gli spagnoli sono stati in Sardegna per oltre 400 anni, qualche traccia l’hanno lasciata!). “Sortija” vuol dire anello, un richiamo alla giostra come una corsa ad anello, legata ai riti pagani propiziatori di fertilità della terra.

sartigliaLa Sartiglia della domenica di carnevale si svolge sotto la protezione di San Giovanni Battista e le rigide fasi cerimoniali sono organizzate e dirette dal Gremio (una sorta di corporazione) dei Contadini. Il protagonista è Su Cumponidori, il cavaliere che è il vero e proprio signore della festa. Il lungo rituale della vestizione del capo-corsa dà inizio alla festa: Su Cumponidori sale su un tavolo di legno, da quel momento non potrà più toccare terra fino alla fine della giornata. Le donne, is Massaieddas, guidate dalla Massaia manna, vestono il cavaliere con camicia bianca, pantaloni e cojettu di pelle (sorta di gilet anticamente usato come abito da lavoro dagli artigiani). Poi gli coprono il viso con una maschera androgina tenuta ferma con una fasciatura e infine gli adornano il capo con un velo da sposa e un cilindro nero: uomo e donna al tempo stesso, su Cumponidori diventa una sorta di semidio.

Tutta la festa è ricca di riti propiziatori che hanno lo scopo di garantire dei buoni raccolti e quindi la sopravvivenza della comunità. Uno dei momenti più spettacolari sono le esibizioni delle pariglie, cavalieri-acrobati che eseguono figure in equilibrio sui cavalli in corsa (guarda qui per ammirare questi artisti!).

E infine Cagliari

cancioffaliSu carnevali casteddaiu ha origini molto più recenti. Sa Ratantira è stata introdotta dagli abitanti di Stampace, uno dei quartieri storici della città, solo nel 1946. I personaggi sono generalmente Sa dira (la tata), Su maccu (il matto), Sa fiura (la vedova), Sa panettera (la panettiera). I gruppi dei diversi quartieri vanno in giro per la città con i loro tamburi intonadola canzone Cambara e maccioni (gamberi e ghiozzi, due pesci che simboleggiano il legame della città con il mare, tipico richiamo dei venditori di pesce al mercato). Portano su un carro Re Cancioffali, il fantoccio che la sera del martedì grasso viene messo al rogo.

Insomma, fra tradizioni antiche e tradizioni più recenti, anche in Sardegna il carnevale ha la sua storia e il suo fascino, e tra una zeppola e l’altra, aspettiamo la primavera. Che sia una buona annata per tutti.

Vi aspetto a Cagliari!

Annunci

Informazioni su L'Accademia Cagliari

L'Accademia - Scuola di Italiano (Cagliari)
Questa voce è stata pubblicata in Cagliari, L'Accademia e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...