L’italiano nel mondo (non solo pizza e mafia)

Cover_forestierismi

Che l’italiano sia presente in molte lingue si sa. In rete molti siti elencano le parole italiane più usate in certe nazioni o città (spesso compilati da italiani che, andandoci a vivere, si sono sorpresi nel trovare un pezzetto di casa anche là).

Se è facile intuire che pizza e pasta siano ai primi posti delle parole italiane nel mondo (da tempo arrivate, insieme ai deliziosi piatti che indicano, in ogni continente), è anche molto interessante capire come nel tempo le parole italiane siano arrivate nelle altre lingue per restarci tali e quali o per essere inglobate, molto o poco modificate nel tempo, in varianti locali.

Facendo una sorta di bilancio debiti-crediti, l’italiano è sicuramente partito in credito rispetto a quasi tutte le lingue europee. A partire dal XVI secolo, infatti, con il diffondersi delle neonate banche toscane e con i floridi commerci genovesi e veneziani, l’italiano comincia a esportare, insieme alle merci e ai servizi, anche i loro nomi e i verbi a essi associati: partendo da bank (molto riconoscibile il legame con banca) a finance (finanza, da affinare, cioè fare le cose con precisione), i termini italiani che entrano in inglese – spesso passando per il francese, c’è da dire – sono moltissimi. Una curiosità: la parola lombard (chiaramente da lombardo, abitante della Lombardia) entra in inglese con il significato di mercante e, non a caso, a Londra esiste ancora una Lombard Street!

Nei secoli abbiamo “prestato” (ma direi meglio regalato) parole all’architettura, alle arti e alla musica, alla politica e alla scienza e anche al campo militare e… criminale, purtroppo. In tempi più recenti, poi, gli italianismi sono arrivati in ogni angolo della terra attraverso la cucina e la moda.

Con il francese e l’inglese, al giorno d’oggi, il nostro bilancio è certamente in passivo: i nostri debiti verso la lingua dei nostri “cugini d’Oltralpe” sono molti e ben cristallizzati (i cosiddetti francesisimi – in gran parte mimetizzati tanto da non sembrare più forestierismi – sono quasi il 4% del nostro vocabolario!).

Nelle relazioni con l’inglese, invece, dopo essere stati fortemente in attivo per secoli, da una cinquantina d’anni si registra una netta prevalenza degli ingressi di parole inglesi nell’italiano (di solito non modificate, ma inglobate tali e quali, al massimo con qualche adattamento della pronuncia). Tutta la nostra cucina, la moda e l’arte non riescono più a compensare i termini tecnologici, delle cui forme inglesi forse non solo approfittiamo ma decisamente abusiamo.

Con gli spagnoli abbiamo un bilancio in pareggio: il numero degli ispanismi in italiano è simile a quello degli italianismi nello spagnolo (intendendo il castigliano; sul catalano restiamo creditori).

Siamo in attivo anche verso il tedesco, visto che i tedeschismi sono rari (anche se i germanismi, cioè tutti i prestiti che vengono dalle lingue germaniche antiche e moderne, inglese escluso, sono certamente di più) e verso il russo, a cui abbiamo dato molti termini culinari e dell’arte in genere e da cui abbiamo preso parole legate alla politica e al sistema sovietico come nomenklatura, intellighenzia, eccetera e, più recentemente, perestrojka. Ne avevamo già parlato qui.

Lasciando l’Europa, gli scambi con l’arabo sono numerosissimi fin dal Medioevo e molte parole di uso comunissimo (come zero e zucchero, per esempio) vengono da questa lingua. Parole che noi abbiamo incorporato e poi addirittura esportato in molte altre lingue, come sorbetto o marzapane. E noi, cosa gli abbiamo dato in cambio? Quello che abbiamo saputo e sappiamo fare meglio: termini marinareschi, mercantili, artistici, culinari, eccetera.

Che molte parole giapponesi siano attestate in italiano da tempo lo avevamo scritto qui. Ma quali parole italiane usano i giapponesi? Anche loro le solite parole legate a moda, cucina e arte ma, di recente, è tutto un fiorire di italiano (vero o inventato che sia). In un interessante video dell’Istituto italiano di Cultura di Tokyo possiamo scoprire quanto l’italiano piaccia ai giapponesi, anche se sono più attratti dal suono che del significato!

Insomma, senza dilungarci ancora, possiamo dire che l’italiano – lingua nazionale antica di un paese tutto sommato giovane – ha pacificamente invaso il mondo negli ultimi 5-6 secoli. Possiamo esserne orgogliosi!

 

Letture utili:

Qualche articolo sugli italianismi: da Un Mondo di Lingue, dal portale degli Italiani in Lussemburgo, da CiaoItalia e da Huffington Post Italia.

 

Fonti:

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Informazioni su Stefania

pigra ma energica (indole felina)
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2 risposte a L’italiano nel mondo (non solo pizza e mafia)

  1. zoppaz ha detto:

    Trovo questo pezzo davvero ben fatto, e l’ho aggiunto tra i miei riferimenti agli “articoli utili”. Un saluto

    Mi piace

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