Perché una lezione sulle parolacce

Word Art 1_2“Non si dice” oppure “Guai a te se lo dici un’altra volta!”. Queste sono le tipiche frasi che ci siamo sentiti dire sin da bambini e che ora diciamo ai nostri figli quando dicono una parolaccia. Eh sì, fin da piccoli ci insegnano che le parolacce non si dicono. Certo, non è bello sentire adulti e bambini usare un linguaggio volgare, ma quando si insegna l’italiano un’eccezione bisogna farla.

È inutile negarlo, le parolacce sono parte integrante della cultura di un paese, come la cucina e le tradizioni. E noi a L’Accademia cerchiamo sempre di aiutare i nostri studenti a imparare l’italiano vero, quello che usiamo quotidianamente, perché pensiamo sia importante che sappiano comunicare aldilà della correttezza grammaticale. Ma oltre che parlare è importante capire, parolacce incluse. Perché per tutti è utile sapere quando non è il caso di sorridere o ringraziare chi ci insulta, giusto?

Le parolacce sono parte della lingua e quindi si sentono ovunque: per strada, in tv e non solo. È importante che i nostri studenti le conoscano perché questo significa entrare ancora meglio nella cultura del nostro paese.

Quindi ci scuserete se ogni tanto ci concediamo qualche parola non proprio elegante. In questo articolo non le citeremo, non vogliamo rischiare di offendere nessuno, ma in classe, dopo esserci assicurati che tutti siano d’accordo, ne spieghiamo usi e funzioni.

Bestemmie ecc.

Le parolacce sono di diverso tipo: le bestemmie per esempio, sono considerate particolarmente volgari in italiano, un po’ meno in altre lingue. Non conosco il motivo di questa differenza perché, se è vero che l’influenza della Chiesa in Italia è forte, lo è, benché in modi diversi, anche in altri paesi. Si tratta di espressioni ingiuriose o imprecazioni contro Dio e i santi e tutte le cose sacre; dirle è sempre indice di una grande… arrabbiatura. Possiamo sentire nominare tutti, Dio e tutta la sua famiglia, i santi e gli apostoli. Nessuno è escluso, agli italiani non manca certo la fantasia.

Insulti e imprecazioni

Ci sono poi le parolacce che si riferiscono a parti del corpo che, a seconda di quanto sono comuni – e di quanto si è pudichi, creano imbarazzo in chi le sente. Spesso ci si riferisce alle parti del corpo con eufemismi per attenuare l’effetto volgare, e così, curiosamente, l’uccello può assumere un significato particolare in contesti in cui non si parla esattamente di volatili (avete capito a cosa mi riferisco, vero?)

Sono tanti gli studi su questo argomento, non solo sull’uso ma anche sui suoni: si è notato per esempio che le occlusive e i suoni duri abbondino e che spesso sono parole brevi che meglio rappresentano un momento impulsivo e di rabbia. Sarà un caso che, in italiano, proprio quei suoni siano presenti nelle parole popolari che indicano, per esempio, gli organi genitali? Immagino di no.

La funzione sociale

Le parolacce hanno anche una funzione sociale. Eh sì, sembra che abbiano il loro perché. Il turpiloquio è utile da un punto di vista psicologico perché aiuta a liberare l’energia che, se trattenuta, potrebbe diventare frustrazione o aggressività fisica. Le parolacce sono quindi liberatorie e catartiche. Sfido chiunque a non urlare qualche imprecazione se sbatte il piede su uno spigolo o se si rovescia addosso una tazzina di caffè bollente.

Direi non serve altro per spigare che insegnare le parolacce è non solo interessante ma utile. E vi assicuro che, superato il primo momento di imbarazzo, la lezione si rivela sempre molto divertente.

 

PS: una volta insegnate, stiamo sempre molto attenti a consigliare un uso appropriato e moderato delle parolacce per evitare incomprensioni o imbarazzanti incidenti “diplomatici”.

 

Aggiornamento: Antonio Zoppetti ci ha gentilmente segnalato un suo testo sulle parolacce usate da Dante: chi è curioso di saperne di più, lo trova qui.

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Informazioni su L'Accademia Cagliari

L'Accademia - Scuola di Italiano (Cagliari)
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5 risposte a Perché una lezione sulle parolacce

  1. Ero tentato di incollare nei comenti una paginetta che avevo scritto in altra occasione con le “parolacce” storiche di Dante, Boccaccio e l’Aretino… ma mi astengo per rispetto alla scelta di non lasciarle scritte. Un saluto.

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  2. Se lo trovi utile fanne quel che vuoi 🙂

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