Carnevale, finalmente!

Domani è martedì grasso. Significa che il carnevale sta ormai per finire, ma ancora non vi ho raccontato niente di come lo festeggiamo in Sardegna. Continua a leggere

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Cagliari per tutti i gusti

Jean Brunhes, che si occupava di geografia umana, diceva: “Mangiare è incorporare un territorio”.
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Il mio viaggio per la città

Uno dei nostri studenti una volta ci ha raccontato di essere andato al Museo Archeologico di Cagliari due volte. Per un amate di storia e cultura come lui, una non era bastata per poter apprezzare tutto  quello che il Museo offre. Sentite voi stessi le sue parole qui. Continua a leggere

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Cose da cagliaritani

Il nostro blog è nato con l’idea di raccontarvi Cagliari, L’Accademia  qualche curiosità sull’italiano. Vi abbiamo già svelato qualche segreto sulla nostra città, ma è arrivato il momento di dirvi qualcosa di più… magari ve ne innamorate anche voi. Cominciamo! Continua a leggere

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Il mio saluto al 2016

 

word-cloud-2Ed eccoci al post di fine anno, quello in cui si tirano le somme e si ringraziano tutti. E lo faccio con immenso piacere perché coordino un gruppo di professionisti, appassionati e preparati, che hanno reso quest’anno un anno da ricordare.

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Stai ancora cercando una seconda casa?

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Non sarà l’Oscar del cinema ma noi siamo molto felici di questo riconoscimento: Cagliari è la miglior destinazione turistica del 2016! Evviva! Abbiamo fatto proprio un bel lavoro se abbiamo battuto le grandi città d’arte (la prima delle quali è Venezia al 31° posto , seguono Firenze al 33° e Roma al 47°). Non male come risultato, non credete? Continua a leggere

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L’Italia e gli italiani, tra luoghi comuni e verità

pizza-1209748_640Gli stereotipi e i luoghi comuni sull’Italia e sugli italiani sono tanti: popolo di mammoni e mafiosi; poeti, santi e navigatori che annegano nella burocrazia; amanti perfetti che bevono solo caffè espresso e morirebbero piuttosto che prendere un cappuccino dopo la pizza. E per finire, siamo tutti esperti di calcio. Continua a leggere

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Le parole per ferire

le-parole-per-ferire-piccolaPer chi come noi insegna l’italiano (o qualunque altra lingua) le parole sono portatrici di qualcosa di bello: le persone studiano una lingua straniera per passione, vengono da noi perché amano viaggiare, vogliono incontrare e stare con chi ha una storia e una cultura diversa.

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Il passato è passato. O forse no.

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Come sapete, “Italiano che passione” è diventato un podcast, un’occasione per chi studia l’italiano di fare un po’ di pratica con la lingua quando vuole (basta cliccare qui e troverete i primi tre numeri della nostra pubblicazione).

L’ultima nostra fatica (ok, la fatica di Stefania, io c’entro ben poco questa volta) ha come argomento il passato remoto. Passato prossimo o remoto? Questo è il dubbio di molti studenti. Effettivamente non è semplice decidere quale usare perché, come spesso accade, la regola non sempre coincide con l’uso. Inoltre, a rendere tutto più difficile, c’è il fatto che l’uso non è lo stesso in tutto lo Stivale.

Qui in Sardegna per esempio è rarissimo sentire qualcuno ricorrere al passato remoto, il cui uso è limitato ai casi in cui chi parla decide di usare un registro alto oppure di “darsi un tono” (o, come suggerisce Stefania, lo usa nel “parlato sorvegliato”).

L’uso del passato remoto, a noi sardi, dà l’idea di qualcosa di lontano nel tempo; in altre zone d’Italia lo si usa con più frequenza anche per eventi accaduti da pochissimo tempo. C’è da dire che la stessa regola è piuttosto “sfumata” (e qui rubo ancora le parole della nostra prof) e se chiedete a un italiano di spiegarvi la regola vi darà mille spiegazioni e alla fine vi sentirete più confusi di prima.

Non sono rari i casi in cui si rimanda la lezione su questo tempo verbale al raggiungimento di competenze linguistiche elevate, quando è più facile destreggiarsi tra regole generali e uso della lingua.

Per approfondire l’argomento e fare un po’ di pratica ascoltate il nostro podcast e, se non vi abbiamo convinti  a usare questo tempo verbale, avrete almeno fatto un buon esercizio d’ascolto!

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Sardegna mon amour

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Quest’anno a L’Accademia abbiamo organizzato un nuovo corso, Italiano per interpreti e, come ogni novità, anche questa ha portato con sé tante cose belle anche per noi dello staff. E devo dire che ci piace tanto quando usciamo dalla nostra routine!

Il corso prevede alcune conferenze che hanno un duplice scopo: da una parte quello di esporre gli interpreti alla lingua in una situazione “normale”, insomma non pensata per studenti di italiano; dall’altra quello di fornire informazioni storiche e culturali sulla Sardegna, sui suoi movimenti indipendentisti, collocandoli nel panorama internazionale. Partecipare agli incontri è stata per noi l’occasione di riscoprire la nostra terra, la nostra Sardegna: in particolare grazie agli interventi di Valerio Medda e Fiorenzo Caterini, preparati e appassionati.

Valerio e Fiorenzo ci hanno raccontato di un popolo che, pur subendo invasioni e attacchi continui, ha dimostrato una costante capacità di resistere sin dai tempi dei Nuragici, un popolo che probabilmente è andato oltre quello che i libri dicono e che, forse, non aveva poi così paura del mare come ci raccontano.

Conoscete i nuraghi? Sono enormi costruzioni megalitiche che non si sa ancora bene come siano state costruite, né a cosa servissero; si sa però che si trovano solo e soltanto in Sardegna. Un esempio (anche se datato) di cosa siamo in grado di fare.

Una delle cose più affascinanti della nostra storia è il senso di appartenenza a una comunità che protegge ma non schiaccia, una sorta di comunismo (con tutti i limiti dell’esempio) come nessuno è mai riuscito a realizzare altrove. Ho riscoperto un popolo coraggioso, determinato a proteggere la sua anima più intima tra i monti barbaricini, là dove nessun altro poteva entrare.

Qualcuno dice che noi sardi siamo ancora così, ancora barricati dietro barriere naturali a difenderci non si sa bene da cosa. Ma se si superano quegli ostacoli, si trova una persona che dà l’anima. Non so se sia del tutto vero, né se sia una bella cosa, ma forse non è importante.

Dai nuragici a Eleonora D’Arborea e Grazia Deledda (che rappresentano un po’ la forza delle donne sarde), fino ai grandi pensatori del ‘900 come Gramsci, padre del comunismo italiano, la storia della Sardegna è la storia di chi cerca di mantenere la propria identità senza isolarsi da un contesto più ampio che riconosce e rispetta (se rispettato a sua volta), un contesto nazionale e internazionale con il quale confrontarsi. Ascoltare qualcuno parlare della Sardegna mi ha fatto sentire parte di una comunità. Ma non mi sono sentita “altro” dal resto del mio paese che è, e rimane, l’Italia.

Però nessuno mi ha detto se la Sardegna è veramente Atlantide. Il mistero continua…

 

La foto in alto è un dettaglio della  Carta De Logu (ovvero il Codice delle leggi dello stato) del Giudicato di Arborea, promulgata da Mariano IV, padre di Eleonora, nel XIV secolo.

 

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